Myanmar, è un immane disastro
Un violento terremoto ha colpito il Myanmar, provocando distruzione e vittime. Non si ferma però la guerra civile
di Virginia Panzani
Il 28 marzo scorso, alle 12.50, un terremoto di magnitudo 7,7 ha colpito il Myanmar centrale con epicentro a circa 34 chilometri a nord di Sagaing. Nelle principali città ci sono stati danni significativi ai servizi pubblici e a tutte le infrastrutture, interruzioni di corrente e delle linee di comunicazione. Al momento si parla di 1.700 morti ma il numero è purtroppo destinato a salire. Dopo decenni di dittatura militare, e durante un breve tentativo democratico, nel 2021 un colpo di stato ha riportato al potere i militari e da allora la Giunta militare guida il Paese. Gli scontri armati in molte zone del Paese, fra l’esercito nazionale e gruppi di ribelli, sono sempre stati presenti. In tale volatilità politica e sociale si innesta questa nuova tragedia umanitaria. L’ufficio nazionale KMSS (KMSS, Karuna Mission Social Solidarity) e gli uffici diocesani hanno mobilitato il team per assistere la diocesi di Mandalay, la più colpita. Il 2 aprile ci sarà una teleconferenza organizzata da Caritas Internationalis con KMSS, a cui parteciperà anche Caritas Italiana.
Le nostre missionarie in Thailandia
Il forte terremoto in Myanmar ha provocato danni anche in Thailandia: nella capitale Bangkok, a 1300 chilometri di distanza dall’epicentro, sono crollati dei palazzi. Come ha fatto sapere al Centro Missionario di Carpi suor Maria Angela Bertelli, che risiede presso la Casa degli Angeli proprio a Bangkok, “c’è stata tanta paura ma, ringraziando Dio, stiamo tutti bene”. Al momento, purtroppo, non è stato possibile entrare in contatto con madre Giovanna Catellani, sorella cappuccina missionaria in Thailandia, dove ha fondato vari monasteri. Il Centro Missionario invita a ricordare nella preghiera lei e le consorelle e suor Angela, insieme a tutte le popolazioni colpite dal violento terremoto.
Progetto “Sogni in Tasca” sostenuto dalla parrocchia di Cibeno
Lo scorso gennaio Notizie aveva raccontato dell’incontro a Cibeno con don Ste Phen, sacerdote birmano che aveva condiviso con i parrocchiani la drammatica situazione del Myanmar. Con il sostegno della Commissione Missionaria Parrocchiale era poi cominciato il progetto “Sogni in Tasca”, iniziativa di solidarietà con l’obiettivo di garantire a oltre 400 ragazzi birmani un’istruzione e opportunità di crescita attraverso attività scolastiche, agricole e sartoriali. Da gennaio il progetto è cresciuto, a fronte di una situazione sociopolitica che invece è drammaticamente peggiorata. Le violenze e la guerra civile in corso nel Paese hanno costretto molte persone a lasciare i propri villaggi e a rifugiarsi nelle foreste, a cui si è aggiunto il devastante sisma che nei giorni scorsi ha colpito il Myanmar e i paesi confinanti.
“Nelle zone in cui si sta svolgendo il progetto – commenta don Ste Phen – non risultano esserci molti danni, ma la situazione generale in Myanmar è drammatica, con tante persone che purtroppo sono ancora sotto le macerie. Questo non frena le violenze dei militari, che continuano a sparare. Nei luoghi della scuola ci sono state alcune frane ma non risultano esserci feriti, le cisterne sono ancora in uso. La situazione politica però è sempre difficoltosa: comunicazioni e trasporti per arrivare alla scuola sono difficili, come è complicato spostarsi all’interno del Paese e acquistare medicine o generi di prima necessità”.
Il progetto dunque prosegue, con le attività ora in corso in un centro nella foresta che raccoglie circa 500 ragazzi, offrendo loro protezione e nuove opportunità. Grazie ai fondi raccolti i responsabili del centro hanno potuto avviare attività che rappresentano un vero e proprio segno di speranza in un periodo così complicato. Al momento è entrata in funzione una panetteria, che garantisce una minima autosufficienza alimentare, un allevamento di galline e maiali, un laboratorio di sartoria e maglieria e alcuni corsi scolastici, che garantiscono una minima continuità nella formazione dei più giovani.
Resta ancora tanto lavoro da fare per permettere al progetto di dare frutti, tuttavia fare rete e sostenere queste iniziative rappresenta un segno concreto verso un futuro che mai come ora ha bisogno di grande speranza.
G. S.