Grandi cose ha fatto il Signore per noi
Vangelo di domenica 6 aprile 2025
Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Commento
A cura di Rosalba Manes, consacrata Ordo Virginum e biblista
Un giudizio scritto sulla polvere
Nel Vangelo della V domenica di Quaresima l’evangelista Giovanni ci conduce nel tempio. L’arrivo di Gesù nella casa del Signore che è la casa del Padre suo (cf Gv 2,16) attira il popolo che desidera ascoltare la sua parola, ma anche il gruppo dei suoi detrattori che ha sempre un caso da esporgli, o meglio, un tranello da tendergli nel quale spera che il Maestro possa cadere per essere finalmente screditato dalle folle. Questa volta viene sottoposto a Gesù il caso di una donna sorpresa in flagrante adulterio. Secondo la prassi giudaica, mentre un uomo commette adulterio solo se ha rapporti sessuali con la promessa sposa o moglie di un altro (non nella poligamia o nei rapporti con le prostitute), la donna risulta adultera quando ha rapporti sessuali con un uomo che non sia il marito, persino in caso di stupro. Quindi mentre il peccato della donna sta nell’infedeltà coniugale, quello dell’uomo consiste nel ledere i diritti di proprietà di un altro uomo.
Stando a quanto dice la legge di Mosè (cf. Dt 22,2224), una donna che ha commesso adulterio dev’essere lapidata. Scribi e farisei non si accontentano di menzionare la Scrittura. Desiderano anche conoscere l’opinione di Gesù e gli rivolgono una domanda tendenziosa: «Tu che ne dici?». Se Gesù si mostrerà d’accordo con la lapidazione sarà stimato come un autentico osservante della Legge, ma potrebbe correre il rischio di perdere consensi; se invece disapproverà la lapidazione si metterà in contraddizione con l’insegnamento sull’indissolubilità del matrimonio e apparirà come uno che si pone al di sopra della Legge e di Mosè. Come uscire da questo vicolo cieco? Giovanni spiega chiaramente che la provocazione degli scribi e dei farisei è volta a mettere alla prova Gesù e a screditarlo. Nella I domenica di Quaresima era stato il diavolo a tentare Gesù nel deserto; ora sono persone credenti, i custodi dell’ortodossia ebraica, a tentarlo. La presunta adultera viene messa nel mezzo, ma non è lei che interessa, è solo strumentalizzata nella guerra che i farisei hanno dichiarato a Gesù.
La reazione di Gesù è sorprendente: anziché rispondere, si abbassa per scrivere col dito per terra. Si potrebbe pensare alla prassi dei giudici romani che scrivevano la sentenza prima di pronunciarla oppure a Ger 17,13 dove è detto che chi si allontana dal Signore merita che il suo nome si scriva nella polvere. Il silenzio di Gesù appare comunque una forte provocazione alla responsabilità personale. I farisei però non mollano la presa: insistono perché desiderano incastrarlo. Allora l’imputato di un processo estenuante e informale che i farisei e gli scribi stanno portando avanti, quasi fosse un duello all’ultimo sangue, risponde con una provocazione che chiude la bocca ai detrattori e li spinge a farsi da parte: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. Gesù si appella alla Legge, a Dt 17,7, secondo cui è necessario estirpare il male da Israele ma aggiunge una novità: l’esecuzione spetta a chi è senza peccato. E chi potrebbe esserlo, se per le Scritture persino il giusto pecca sette volte al giorno (cf. Pr 24,26)?
Mentre Gesù ripete il gesto dello scrivere per terra, che rimanda anche all’innocenza di un bambino che gioca indisturbato senza lasciarsi turbare da ciò che accade intorno, gli scribi e i farisei, se ne vanno indignati. Il loro intento di incastrare Gesù è fallito. Non avevano, infatti, alcun interesse per la donna (tanto che non v’è menzione alcuna dell’uomo con cui avrebbe commesso adulterio). La donna, infatti, resta sola e riceve solo l’attenzione di Gesù: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?… Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. Alla donna Gesù dà attenzione e ne riconosce la dignità. Dinanzi all’Amore fatto carne, infatti, chi giudica si trova giudicato, chi è giudicato viene teneramente giustificato.
Cristo, a differenza dei profeti della normalità, è il profeta della ribellione contro il pecorume di oggi, una ribellione di vita. Cristo fa nuove tutte le cose e dice: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Dio è Padre! Non si ferma sulla colpa commessa, ma esige il ritorno di chi ha commesso il peccato. A che cosa serve il carcere? Quando chi ha commesso un reato si pente realmente, il carcere non ha più ragione di esistere. Servirebbe solo come vendetta, ma ciò è vietato anche dalla legge. Un giovedì santo, mentre mi accingevo a fare l’omelia, è entrato in chiesa un barbone. Da tre anni non lo vedevo. Era stato in carcere, come tante e tante altre volte. L’ho chiamato, gli ho dato il microfono e gli ho chiesto di parlare al popolo in preghiera. Egli ha detto: «La delinquenza prospera nella miseria, nella solitudine, nell’abbandono». Ho detto a tutti: «Per questa sera la predica è fatta». Rimuoviamo le cause della delinquenza. Facciamo nascere ogni bene che manca!
Don Oreste Benzi (Tratto da “Pane Quotidiano, Sempre Editore”)
L’opera d’arte
Valentin de Boulogne, Cristo e l’adultera (1620 circa), Los Angeles, J. Paul Getty Museum. Il francese Valentin de Boulogne, trasferitosi a Roma intorno al 1611, fu profondamente influenzato dall’arte di Caravaggio. Si specializzò nelle scene di genere, prese cioè dalla vita quotidiana, ed in tale contesto – probabilmente in una delle osterie frequentate dal pittore – è ambientato l’episodio di Cristo e dell’adultera. Spicca la figura di Gesù, nell’atto di piegarsi per scrivere con un dito per terra, come narra il Vangelo, mentre alcuni gli presentano la donna, dalle vesti strappate, colta in adulterio.
Dietro di lui c’è l’apostolo Pietro: secondo la maniera di Caravaggio, i due vestono abiti del loro tempo, mentre gli altri personaggi sono abbigliati come all’epoca del pittore. L’attenzione generale è calamitata da ciò che Gesù ha scritto in terra, si noti al riguardo il vecchio che tiene gli occhiali sul naso per vederci meglio. Gli occhi dell’adultera, invece, sono sì indirizzati al suolo, ma esprimono sentimenti di vergogna e di pentimento. La scena è resa fortemente drammatica dal sapiente e, appunto, caravaggesco uso di luci ed ombre.
V.P.