Don Ivano, l’omelia del Vescovo alla Messa esequiale
Il vescovo Castellucci: “A tutti ha dato semplicemente le parole di Gesù e grazie per l’amicizia schietta”
Ho scelto il vangelo dei discepoli di Emmaus perché era particolarmente caro a don Ivano. Nel grande salone parrocchiale di Novi campeggia l’immagine di Emmaus e il primo incontro in parrocchia che don Ivano mi chiese, poco più di cinque anni fa appena avviai il ministero a Carpi, fu proprio nel centro Emmaus, in quel salone e proprio sul racconto dei discepoli di Emmaus, che era il tema della lettera pastorale di quell’anno. A pensarci bene il racconto dei discepoli di Emmaus concentra le ricchezze e le dimensioni più importanti della vita di ogni cristiano e della vita del presbitero don Ivano. Prima di tutto il cammino, questi undici chilometri tra Gerusalemme ed Emmaus. I discepoli erano in cammino, dice Luca, e poco dopo Gesù si avvicinò, e camminava con loro. Don Ivano era sempre in cammino, era dinamico, non riusciva a stare fermo se non quando era costretto (…).
Il suo cammino come si può intuire non è sempre stato facile, come quello dei due discepoli, ha vissuto momenti faticosi e di delusione, dicono i due “noi speravamo sarebbe stato lui a liberare Israele”, che non sono mancati nella vita di don Ivano, non solo a causa dell’inevitabili quotidiane fatiche pastorali ma anche in occasione di eventi straordinari come il terremoto del 2012 che ha recato danni non ancora del tutto riparati e soprattutto la grave malattia che lo ha colpito un paio di anni fa che sembrava averlo fermato. Tornato invece quasi miracolosamente in piedi, attribuiva scherzosamente il miracolo a San Michele Arcangelo, ha voluto subito dare disponibilità per un nuovo ministero e si è offerto per un aiuto a San Giuseppe. Don Ivano non ha camminato solo nelle scarpe dei due discepoli ma anche in quelle di Gesù che ha rappresentato come Pastore e come lui nei quasi 60 anni di ministero si è accostato innumerevoli volte alle persone a cui era inviato, non ha mai imposto il suo passo ma le ha affiancate con la sua ricca umanità, con la sua cordialità, con quel sorriso arguto che illuminava tutti i tratti del suo volto. Ha accompagnato il percorso di generazioni di bambini e giovani adulti e famiglie malati e anziani, a tutti ha dato semplicemente le parole di Gesù che ai due discepoli ha annunciato il mistero Pasquale. Ha scosso lo scetticismo proclamando con la sua Fede solida che Cristo è risorto e tanti si sono sentiti confortati. La vostra presenza qui oggi così numerosa ne è un segno.
Oltre al cammino don Ivano ha apprezzato molto anche un altro elemento di questo racconto della scena di Emmaus: la mensa. Il percorso dei discepoli arriva alla tavola di Emmaus e di lì riparte la scena che si concentra in una saletta da pranzo che si rivela anche “una chiesetta”. Il pasto umano offerto a Gesù dai due discepoli che avevano insistito per accogliere l’ospite si trasforma inaspettatamente in pasto eucaristico. Don Ivano amava la mensa, la duplice mensa, curava l’Eucaristia e desiderava il più spesso possibile che si prolungasse anche in una mensa fraterna. Restava male quando andavo a celebrare a Novi ma non riuscivo a fermarmi a tavola. Una volta mi disse scherzosamente che andandomene dopo la messa avevo svolto solo un mezzo servizio e che non mi avrebbe pagato.
Caro don Ivano, grazie per il dono della tua vita. Personalmente ti ringrazio anche per l’amicizia schietta che mi hai donato, per la testimonianza di fede che mi hai offerto soprattutto nei dialoghi durante la tua pesante infermità alla Casa del clero dove eri stato accolto con tanto amore e dove ti trovavi bene. Chiedo per te, a nome di noi tutti, che in questo tuo viaggio a Gerusalemme dopo la pausa di Emmaus che per te si è conclusa, che tu possa professare la fede apostolica che i due discepoli sentirono risuonare da parte degli undici: davvero il Signore è risorto!
+ Erio Castellucci